Studio di Progettazione
ing. Bartolomeo F. Dibenedetto
alcuni esempi di opere realizzate
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frantoio vitivinicolo in Via Foggia
Barletta
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edificio residenziale in Via Ponchielli
Barletta
![]() interni appartamento - Barletta | ![]() interni appartamento - Barletta |
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![]() interni appartamento - Barletta | ![]() interni villa residenziale - Trani |
![]() interni villa residenziale - Trani | ![]() interni villa residenziale - Trani |
![]() progetto palazzina - Bari | ![]() progetto villa privata - Trani |
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![]() | ![]() interni villa residenziale - Trani |
![]() progetto quartiere residenziale - Trani | ![]() Riqualificazione di agro in C.da Ariscianne - Barletta |
![]() Riqualificazione di agro in C.da Ariscianne - Barletta | ![]() Riqualificazione di agro in C.da Ariscianne - Barletta |
![]() Riqualificazione di agro in C.da Ariscianne - Barletta | ![]() progetto di studio medico - Barletta |
![]() progetto di studio medico - Barletta | ![]() progetto di studio medico - Barletta |
![]() progetto di studio medico - Barletta | ![]() progetto di studio medico - Barletta |
progettazione con ausilio di rendering

progettazione strutturale in ambiente CAD
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restauro chiesa di Nazareth
Barletta
Con decreto del 1999, l’Arcivescovo di Trani, Barletta, Bisceglie, Nazareth, S.E., Mons. Carmelo Cassati ha affidato la chiesa di Santa Maria di Nazareth alla cura della Delegazione di Barletta dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La sezione di Nazareth-Barletta ha promosso nel 2003 un progetto di restauro della chiesa elaborato dai Cavv. Ing. Ruggiero Dibenedetto e Ing. Carlo Alberto Vista con la collaborazione dell’Ing. Bartolomeo F. Dibenedetto e dell’ Arch. Angelo Diviccaro.
La redazione del progetto è avvenuta previ numerosi sopralluoghi e saggi atti ad accertare le condizioni in cui versava il sacro manufatto, con particolare attenzione ai diffusi fenomeni di umidità, di infiltrazioni di acqua piovana e di lesioni che hanno compromesso i paramenti murari nonché l’intero sistema di capriate lignee a copertura della chiesa.
La pavimentazione preesistente era costituita da elementi in pietra di Trani serpeggiante disposti a spina di pesce dove erano riscontrabili, delle diffuse efflorescenze dovute a risalita di umidità che aveva interessato anche i muri perimetrali. Sono stati effettuati degli scavi per la realizzazione di un vespaio areato al di sotto della pavimentazione per consentire un areazione spontanea garantita dalle aperture visibili alla base delle murature perimetrali e quindi per impedire ulteriori fenomeni di risalita capillare di umidità. Nel corso dei lavori di scavo, sono state portate alla luce numerose pietre tombali che erano a copertura degli ossari presenti a livello fondazione. Esse sono state ripulite da efflorescenze e incrostazioni e poste in evidenza alla base della parete circolare dell’abside. Davanti al presbiterio è stata messa in evidenza una lastra tombale raffigurante tre mitre episcopali antica copertura della tomba degli arcivescovi Nazareni. Inoltre gli scavi hanno portato alla luce un sistema di ipogei tra loro comunicanti attualmente accessibili tramite alcune botole posizionate in diversi punti dell’aula liturgica. Sono state ritrovate testimonianze della vecchia pavimentazione originaria costituita da pietre di forma esagonale e quindi riprodotta con mattonelle in cotto della stessa forma e dimensione.
Sia il presbiterio che l’abside avevano un pavimento costituito da tavelloni di cemento e scaglie di marmo. Anche questa pavimentazione presentava macchie di umidità diffusa soprattutto in corrispondenza dell’attacco con la balaustra. L’intera pavimentazione absidale è stata sostituita con lastre in pietra di Trani. Lungo il perimetro circolare dell’abside vi era una zoccolatura in marmo di Carrara molto deteriorata e annerita per l’umidità derivante dal supporto murario retrostante. In generale i fenomeni di umidità coinvolgevano tutti gli ambienti del manufatto, compresa la sacrestia e i locali annessi. La copertura preesistente, costituita da 10 capriate in legno di abete, era fortemente danneggiata da un inadeguato sistema di deflusso delle acque meteoriche che raccolte dalle falde, peraltro non protette nemmeno da un manto di guaina, convogliavano verso canali di gronda e quindi montanti incassati in parte nelle murature. In prossimità di tali incassi erano riscontrabili diffuse macchie di umidità dovute ad una non corretta giuntatura dei canali pluviali. Molti elementi delle capriate; catene, monaci, puntoni e arcarecci presentavano profonde fenditure longitudinali. In precedenza era presente un controsoffitto in legno che è stato rimosso in quanto deteriorato dai fenomeni infiltrativi sia nella parte lignea sia per ciò che attiene alla carta da parato di cui era rivestito. Lo stesso non presentava alcun segno di rilievo che potesse giustificare il suo mantenimento e quindi, la sua totale eliminazione ha favorito un maggiore volume architettonico dando slancio all’aula liturgica, senza trascurare la visualizzazione delle 10 capriate che ora sono visibili in tutta la loro bellezza. Lungo la parte centrale del controsoffitto era presente il quadro raffigurante l’Immacolata Concezione fissato alla copertura mediante dei tiranti in acciaio e che è stato quindi riposto lungo la muratura perimetrale. I lavori di restauro hanno interessato anche il portale in pietra e il portone in legno.
Il quadro fessurativo riscontrabile lungo tutto il sistema di capriate aveva compromesso le capacità portante delle travi causando quindi eccessive flessioni e avvallamenti nel tavolato sovrastante. L’intera struttura lignea è stata ripristinata sia per ciò che riguarda gli avvallamenti dei piani delle falde, sia per quanto concerne il manto di isolamento apposto al di sotto delle nuove tegole, in particolare tegole alla marsigliese, identiche per fattura e dimensioni a quelle preesistenti. Lungo le facciate laterali interne che limitano l’aula liturgica sono presenti i pilastri, portanti gli archi di collegamento. Essi, in precedenza rivestiti con intonaco e con mattoni forati, sono realizzati in conci di pietra emersi a seguito di saggi effettuati durante i lavori e rappresentano la struttura portante originale della Chiesa elevata tra il 1569 ed il 1572. Secondo progetto è apparso opportuno ripristinare la struttura originaria in pietra, liberandola dall’intonaco e dal rivestimento in mattoni forati.
A seguito di lavori murari, in un vano adiacente l’attuale sagrestia è emerso un arco in pietra con capitelli, tompagnato con tufi e materiale informe, testimonianza significativa della precedente Chiesa di S. Bartolomeo. Nel 1528, a seguito della distruzione della vecchia Chiesa di Nazareth fuori le mura, l’allora Arcivescovo De Caro ottenne “una chiesetta di recente costruzione” intra moenia (così come riporta una dicitura dei documenti), come sede provvisoria della Chiesa di Nazareth. Tale chiesetta abbaziale, condotta dall’Abate Don Carlantonio Frisari era dedicata a San Bartolomeo. Di tale chiesa, al di la della documentazione cartacea, non si aveva traccia tranne alcune emergenze murarie in alcune proprietà private confinanti la Chiesa. Ora una testimonianza di tale Chiesa ci è data dall’arco visibile nei pressi della sagrestia.
Il quadro fessurativo riscontrato nelle murature era caratteristico delle lesioni di cedimento di muratura continua fondata su archi e pilastri. È il caso di ricordare che l’attuale chiesa, secondo sicure notizie storiche, è stata costruita nel XVI secolo su un precedente insediamento e, considerando quali fossero le tecniche del tempo, è molto probante l’ipotesi di fondazione con archi e pilastri. Questo tipo di fondazione, per le sue massicce dimensioni, in caso di lieve cedimento del piano di posa, induce nella struttura muraria sovrastante lesioni di andamento pressoché verticale che incominciano ad evidenziarsi solo a maggiore altezza così come è accaduto nel caso specifico. È opportuno sottolineare che laddove sono riscontrabili delle fessure nelle murature o in altre parti della struttura, tale fenomeno denota cedimenti che seppur molto ridotti, in manufatti antichi come quello di specie, sono facilmente visibili in quanto trattasi di strutture poco elastiche a differenza di quanto accade con le strutture in cemento armato. L’elasticità delle strutture consente facilmente la dissipazione di tutte le sollecitazioni alle quali un manufatto è continuamente sottoposto, vedasi sismi, cedimenti dovuti al cambiamento spontaneo o indotto delle caratteristiche del terreno di fondazione e altro. Ma ciò che va sottolineato è che una fessurazione che denota uno spostamento di una parte della struttura non consente assolutamente il ritorno alla sua configurazione iniziale, in particolare laddove una parte di struttura si muove, è opportuno risalire alle cause che hanno indotto le fessurazioni e quindi eliminarle bloccando la progressione dello spostamento piuttosto che riportare la struttura alla sua posizione precedente, così facendo infatti si arrecherebbe alla stessa un danno maggiore. Le cause che hanno determinato tali fessurazioni, da indagini condotte nel corso di circa 8 anni, sono riconducibili a piccoli cedimenti del sottosuolo avvenuti molti anni orsono e che, attraverso le moderne tecniche dell’ingegneria, abbiamo appurato essersi concluse completamente.
La chiesa, ricadendo nel cuore del centro storico della città di Barletta, appartiene ad un sistema omogeneo di beni culturali, che con la loro stratificazione, dall’epoca dei Normanni ad oggi, ne forma un “unicum” straordinario di storia. Ragion per cui era imperativo che si procedesse ad un lavoro che preservasse il manufatto e lo tutelasse da ulteriori danni sia di natura infiltrativa che di natura statica.
L’intervento in oggetto, non era inserito in alcuna programmazione ordinaria ed ha avuto il requisito della STRAORDINARIETA’ per i motivi succitati; oltre a recuperare una struttura religiosa di antica origine, il recupero perpetua la documentazione storico millenaria che risale ai tempi delle Crociate, per i rapporti tra la Terra Santa e la città di Barletta, già sede del vescovo di Nazareth ed oggi sede dell’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Alla luce di quanto sin qui esposto e senza entrare nello specifico di fenomeni di degrado di natura più tecnica che sono stati riscontrati nel corso dei lavori, le opere eseguite sono state finalizzate alla risoluzione di tutti i dissesti riscontrati in fase di sopralluoghi e di tutti quelli che sono venuti alla luce durante l’esecuzione delle opere e non facilmente riscontrabili durante le indagini preliminari. Tutte le opere eseguite sono state risolutive ed oggi abbiamo nuovamente fruibile un bene di valore inestimabile.




































































